Quel giorno ho giurato che mia figlia non avrebbe dovuto passare quello che avevo passato io, perché anch'io da piccola ero stata testimone di violenze e credo che sia per questo che il comportamento del mio compagno mi sembrava "normale". Il giorno dopo chiamai mio padre e gli raccontai tra le lacrime che lui mi insultava e che ero sicura che mi tradiva. Papà mi disse che domani l’avrebbe chiamato per incontrarlo al bar, e nel frattempo io dovevo preparare una borsa con dei pannolini e un almeno un cambio per la piccola. A mio padre il mio compagno negò tutto. Papà gli disse: “Saresti un cane se tradisci la donna che ti ha appena dato una figlia”. “Ora porto a pranzo mia figlia così parliamo un po’ e dopo la riaccompagno a casa”.

Quel giorno fu il più triste della mia vita, era l’8 maggio 2014. Ma era un dolore necessario, da quel dolore dovevo trovare l'uscita dal buco nero in cui mi trovavo da anni.
Non raccontai a mio padre delle violenze di cui ero stata vittima, ero sicura che se lo avesse saputo gli avrebbe spaccato la faccia. Andammo in un parco, abbracciai la mia piccina, così simile a lui. Mio padre mi chiese se fossi sicura di quello che stavo facendo. Chiamai il mio, ormai, ex compagno e gli chiesi di portarsi via le sue cose entro la sera. Mi supplicò di perdonarlo, mi chiese di non distruggere “la nostra famiglia”. Gli risposi che non ne potevo più e che avevo mio padre al mio fianco. Poi spensi il cellulare. Dopo due ore lo accesi e trovai un sacco di messaggi. Mi chiamò ancora. Mi implorò di perdonarlo. Mi sentivo male, in colpa, ma poi guardai mia figlia e pensai che stavo facendo la cosa giusta, non solo per me, ma per lei, perché non meritava di vivere nel mio inferno. Se ne andò di casa. Cambiai la serratura. E andai da una delle mie sorellastre.
I giorni passavano, non c'era giorno in cui lui non mi chiamasse. Mi chiedeva di mandargli le foto di mia figlia a ogni ora. Lo facevo, ma poi quando gli mandai la foto della bambina a casa di mia sorella lui mi chiese dov'ero perché quella non era la nostra casa, in quel momento capii che mi chiedeva le foto solo per sapere dove fossi.

Dopo la nascita della bimba lui aveva preso il mio posto (facevo la badante privata) in una casa di riposo per anziani, mi diceva che dovevo riposarmi e crescere la bimba. Dopo la separazione avevo bisogno di lavorare e sono ritornata alla casa di riposo, ma avevo il terrore di incontrarlo. Perché davanti ad un’altra richiesta di perdono, in quel periodo, probabilmente avrei ceduto.
Alla casa di riposo iniziai a fare amicizia con le colleghe ed alcuni operatori. Non avevo più soldi per pagare l'affitto e mio padre non mi dava un centesimo. Conoscevo tante persone e decisi di preparare del cibo peruviano. Il sabato portavo il cibo al lavoro e lo vendevo nei contenitori monouso. Così riuscivo almeno a pagare le spese per la casa. Mi inventavo cose da fare ogni giorno, perché il lavoro scarseggiava, e la bambina aveva bisogno di mangiare.
Intanto suo padre chiamava di meno. Un giorno lo rividi vicino alla fermata del pullman. Era con un’altra, una che lavorava nella casa di riposo. Al momento non piansi ma, una volta al lavoro, esplosi. Quel giorno di fine luglio mi raccontarono tutta la verità. Lui stava con questa donna da febbraio ed era questo il motivo per il quale non voleva che ritornassi a lavorare.

Sono stati dei mesi duri per me. Il sabato continuavo a preparare i pranzi peruviani per i miei amici. Mi dividevo fra la bambina, la casa e il lavoro. Finalmente a ottobre riuscii a fare la festa di compleanno, il primo anno di mia figlia. Feci tutto io, dalle decorazioni agli inviti. Le mie amiche mi aiutarono tantissimo. Una mi aiutò a comprare la torta, un'altra mi fece da animatrice. Non c'erano tante persone, ma c'erano quelli che contavano davvero.
Se ho deciso di raccontare questa storia non è per fare del male al mio ex, tanto nessuno lo può riconoscere. Ho deciso di scrivere perché se qualcuna sta passando le stesse cose che ho vissuto io, si renda conto che la luce in fondo al tunnel si raggiunge solo con tanta forza di volontà, con coraggio e determinazione. Tornare indietro è difficile perché FA MALE. Però poi tutto passa. E soprattutto ricordatevi: "se vi ama, non vi picchia". Una persona violenta non cambia mai, anche se piange e chiede perdono. Adesso lui ha un altro figlio e questo la dice lunga sul suo amore per me!
Io vado avanti da sola con mia figlia, ho un lavoro stabile e grazie a Dio non ci manca l'indispensabile. Sono fiera di quello che ho fatto perché un figlio bisogna farlo crescere senza violenza, altrimenti un giorno sarà lui il violento o subirà la violenza. Crescerlo da soli è difficile ma si riesce.

Intanto mi godo ciò che per me è vitale: mia figlia, perché ogni cosa nuova che fa mi riempie di gioia e di orgoglio. Tutte le mie fatiche sono per lei. Lei è il motore della mia vita e ringrazio il cielo che nonostante la pillola del giorno dopo, adesso lei è qui con me e per lei ho trovato il coraggio di lasciare la persona che più mi ha fatto male in questo mondo ma che ho amato con tutta l'anima. Ogni volta che tu MAMMA ti senti male, abbraccia tuo figlio, quando senti di non farcela, guardalo negli occhi e capirai quanto quel pezzo di te abbia bisogno della mamma.

Karen

 

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