Mi chiamo C., compio 22 anni tra qualche settimana e ho una figlia di 8 anni e cinque mesi. Ebbene sì, sono rimasta incinta ancora prima di compiere 13 anni. Il giorno che scoprii di aspettare un bambino venni assalita da una paura grandissima. La prima cosa che feci fu parlare con il mio ragazzo, con il quale stavo da circa un anno. Lui aveva 2 anni più di me, un ragazzino anche lui. Rimase malissimo e di quel pomeriggio ricordo ancora la feroce litigata tra noi, come se incinta ci fossi rimasta da sola.
Gli dissi che non avrei mai, per nessun motivo, dato via il bambino che aspettavo. Lui decise di tirarsene fuori e di non volerne sapere più niente di me e, a distanza di 8 anni, sta ancora mantenendo la sua parola (e poi dicono che gli uomini non mantengono mai la parola data!). Tornai a casa quella sera e non cenai ero distrutta.
La sera seguente affrontai i miei, non potevo aspettare molto. Per una decina di minuti non volò una parola. Silenzio, solo silenzio, un silenzio che faceva un rumore pazzesco. Sguardi rabbiosi, schifati, delusi. Il primo a prendere la parola fu mio padre che si girò verso mia madre dicendo: "Dove tieni i borsoni"? Mia madre rispose: "Sono su, nel ripostiglio". Andarono su, io non capivo un tubo di quello che stavano facendo. Dopo mezz'ora tornarono giù nel salone e mi dissero: "Se pensi di tenerlo, quella è la porta". Quando realizzai cosa avevano intenzione di fare, non riuscivo a crederci, non pensavo potessero davvero farmi questo. Ma la realtà era quella. Io non dissi nulla, presi la borsa che mi avevano preparato, li guardai dicendo: "Arrivederci", aprii la porta e me ne andai. E da quel giorno non li ho più visti né sentiti.
Avevo qualche soldo da parte, presi il treno da Roma, dove vivevo, e me ne andai in una città vicina. Iniziai a cercare un lavoretto e mentre lo cercavo una signora, A., mi si avvicinò e mi chiese se avessi bisogno d'aiuto, io le spiegai la situazione e, senza volere niente in cambio, mi ospitò da lei. Era vedova e non aveva nessuno, mi disse che ero la nipote che aveva sempre voluto avere. A. divenne per me una figura importantissima. Se non avessi avuto lei… Mi accompagnava nelle varie visite e durante le ecografie. Venni affidata a lei dagli assistenti sociali. E insieme a lei decisi il nome della bambina che portavo dentro di me: Aurora.
Quando è nata, quando ho visto Aurora la prima volta, è stato bellissimo. Tutti i problemi in quell’istante si sono annullati. Da quel momento le mie attenzioni erano solo per lei, per me esisteva solo lei. Quando diventi mamma, e non importa a quale età, cambi profondamente. Tutto ciò che pensavi essere importante prima, dopo non lo è più. L’unica cosa che conta per te è il tuo bambino.
Rimasi da A. per un paio di mesi, dopodiché, trovato un lavoro, anche se non regolare data la mia età, andai a vivere per conto mio. A., veniva a trovarci, sempre.
Quando andavo a lavorare lasciavo a lei la bimba. E lei mi diceva sempre che le stavo ridando la vita con quella bambina. Un mese prima che Aurora compisse un anno, A. morì. Ha lasciato un grandissimo vuoto nella mia vita. Non ci sono molte persone in giro come lei, purtroppo. Mi ha voluto un bene enorme e mi è stata vicina dall’istante in cui ci siamo incontrate. Ha fatto per me quello che non ha fatto la mia famiglia.
C. una ragazza madre
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